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RIPARTIAMO DALLA SARDEGNA - Itinerari Chiese Romaniche - Puntata 3

RIPARTIAMO DALLA SARDEGNA - Itinerari Chiese Romaniche - Puntata 3 - 16.08.2020
A oggi sono almeno 150, le più grandi cattedrali e abbazie, che conservano strutture significative, per lo più arrivate a noi nelle forme originarie romaniche dell’undicesimo/tredicesimo secolo.
Il nostro itinerario tra questi tesori architettonici non può che prendere le mosse dall’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia a Codrongianos che appare inconfondibile percorrendo la statale 597 con il suo alto campanile e la chiesa realizzata con pietre calcaree bianche che si alternano a quelle vulcaniche scure.
La regione del Meilogu e del Logudoro dispensa altri gioielli architettonici a Borutta, con l‘abbazia di San Pietro di Sorres o Siligo con Santa Maria di Mesumundu e la sua grande cupola, ma è ad Ardara che il romanico sardo risplende ancora nella chiesa di Santa Maria del Regno, così chiamata perché era la cappella palatina consacrata nel 1107 di Ardar, capitale del giudicato di Torres, sul cui altare i giudici prestavano giuramento o facevano offerte. Al suo interno mostra quello che con i suoi 12 metri è il più grande polittico del XV-XVI secolo dell’isola. E’ il retablo maggiore che illustra i misteri gioiosi della vita di Maria.
Isolata nelle campagne di Bulzi è invece la chiesa di San Pietro del Crocefisso e delle Immagini la cui struttura si scorge mentre si percorre la strada statale 132. Fu eretta in due fasi all’inizio e alla fine del XII secolo in pietra vulcanica ma nella facciata si osserva l’alternanza con la pietra calcare chiara.
Scendendo verso il Marghine non passa inosservata un’altra piccola chiesa immersa nelle campagne di Semestene, da cui dista pochissimi chilometri. E’ San Nicola di Trullas costruita prima del 1114 dalla nobile famiglia degli Athen che ne fece dono ai monaci camaldolesi.
Uno dei più begli esempi del tardo romanico sardo lo ritroviamo nel sud dell’isola, nel Sulcis Iglesiente. A Tratalias fu eretta nel 1213, come testimonia l’epigrafe murata dietro l’altare maggiore, la cattedrale di Santa Maria di Monserrato che nelle sue proporzioni più snelle e il suo sviluppo in verticale già introduceva elementi dell’arte gotica imminente.

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