VIDEO CLIPS - ENOGASTRONOMIA
FILINDEU 2026 - Puntata 3 - Teti
La terza puntata della nuova serie di Filindeu conduce Gianluca Medas a Teti, dove la preparazione del cibo si intreccia con una storia molto più antica.
Prima di entrare in cucina, Ignazia Tidu accompagna gli spettatori dentro il villaggio nuragico di S’Urbale. Gli scavi non hanno restituito ricettari, naturalmente, ma pentole, tegami, mortai, pestelli, fornelli con tracce di fuoco e contenitori utilizzati per il latte, il miele e le granaglie. Oggetti che raccontano una cucina già organizzata e una comunità capace di trasformare i cereali, lavorare il latte e utilizzare ciò che l’ambiente metteva a disposizione.
Dopo questa introduzione storica, Alda Porcu prepara i coccois de casu chiamati anche culurzones a cusidura, antiche specialità della cucina di Teti.
Ignazia Tidu mette in relazione le forme di queste preparazioni con alcuni segni ritrovati a S’Urbale: le pintadere, i sigilli utilizzati per il pane e la chiusura a spiga della pasta. Non si tratta della prova che la stessa ricetta sia rimasta identica per tremila anni. Sarebbe una forzatura. Sono somiglianze, coincidenze gastronomiche che nel tempo sono state adattate alle necessità di una società agricola e pastorale.
Prima di entrare in cucina, Ignazia Tidu accompagna gli spettatori dentro il villaggio nuragico di S’Urbale. Gli scavi non hanno restituito ricettari, naturalmente, ma pentole, tegami, mortai, pestelli, fornelli con tracce di fuoco e contenitori utilizzati per il latte, il miele e le granaglie. Oggetti che raccontano una cucina già organizzata e una comunità capace di trasformare i cereali, lavorare il latte e utilizzare ciò che l’ambiente metteva a disposizione.
Dopo questa introduzione storica, Alda Porcu prepara i coccois de casu chiamati anche culurzones a cusidura, antiche specialità della cucina di Teti.
Ignazia Tidu mette in relazione le forme di queste preparazioni con alcuni segni ritrovati a S’Urbale: le pintadere, i sigilli utilizzati per il pane e la chiusura a spiga della pasta. Non si tratta della prova che la stessa ricetta sia rimasta identica per tremila anni. Sarebbe una forzatura. Sono somiglianze, coincidenze gastronomiche che nel tempo sono state adattate alle necessità di una società agricola e pastorale.






