VIDEO CLIPS - SPORT
IL CAGLIARI IN DIRETTA - 13 Novembre 2025
Fabio Pisacane, il leader silenzioso
Rastelli ha ricordato il primo incontro con Fabio Pisacane ai tempi dell’Avellino: “Il direttore sportivo De Vito mi parlò di lui, non aveva giocato molto l’anno precedente, ma si vedeva che era un ragazzo speciale. Mi fidai e non sbagliai”.
Pisacane si rivelò subito un giocatore prezioso, sia in campo che nello spogliatoio. “Aveva un’intelligenza calcistica rara e sapeva risolvere problemi interni prima che dovessi intervenire io”, ha spiegato Rastelli. “Quando mi sono trasferito a Cagliari, ho voluto portarlo con me: sapevo che avrebbe dato tanto, dentro e fuori dal campo”.
Gestire un giocatore “dell’allenatore” non è mai semplice, ma Rastelli chiarisce: “Conoscendo le dinamiche dello spogliatoio, ho sempre evitato favoritismi. Fabio era un esempio, non un informatore”.
Il sacrificio e la riconoscenza di Pisacane
Durante l’intervista, Rastelli ha rivelato come Pisacane fosse stato spesso penalizzato pur meritando di più. “Per non dare l’impressione di favoritismi, lo schierai meno di quanto meritasse. Ma si guadagnò il posto con il lavoro e le prestazioni”.
Il tecnico ha poi ricordato la duttilità tattica del difensore: “Con me all’Avellino ha sempre giocato da centrale. A Cagliari, per esigenze di squadra, l’ho usato anche da terzino bloccato. Ma quando tornò al centro della difesa, dimostrò tutto il suo valore”.
Alessandro Deiola e la voglia di emergere
Altro protagonista del racconto è Alessandro Deiola, oggi tra i simboli del Cagliari. Rastelli ha ricordato con orgoglio il suo debutto: “Partì con noi in ritiro e doveva andare in prestito. Ma mi colpì per serietà, inserimenti senza palla e tiro da fuori. Chiesi alla società di tenerlo con noi, e alla prima giornata segnò un gol bellissimo contro il Crotone”.
Pochi giorni fa la FIFA ha inserito un suo gol tra i finalisti del PuskásAward. Rastelli ha commentato con affetto: “È un ragazzo straordinario, che merita ogni riconoscimento per la dedizione e la crescita costante”.
La mentalità vincente del Cagliari di Rastelli
L’ex tecnico ha ricordato anche le difficoltà della stagione di Serie B e la successiva avventura in Serie A. “Vincere la B è durissimo, soprattutto quando vieni da una retrocessione. Ho lavorato molto sulla testa dei ragazzi, insegnando loro che ogni partita era una battaglia”.
Sulla Serie A, Rastelli ha aggiunto: “Paradossalmente salvarsi è più semplice che vincere in B. Con l’entusiasmo della promozione e giocatori come Bruno Alves, Isla, Borriello e Padoin, abbiamo costruito un gruppo solido. Se ci fosse stato il VAR, saremmo arrivati decimi: il gol di Borriello a Genova era regolare”.
Rastelli ha ricordato il primo incontro con Fabio Pisacane ai tempi dell’Avellino: “Il direttore sportivo De Vito mi parlò di lui, non aveva giocato molto l’anno precedente, ma si vedeva che era un ragazzo speciale. Mi fidai e non sbagliai”.
Pisacane si rivelò subito un giocatore prezioso, sia in campo che nello spogliatoio. “Aveva un’intelligenza calcistica rara e sapeva risolvere problemi interni prima che dovessi intervenire io”, ha spiegato Rastelli. “Quando mi sono trasferito a Cagliari, ho voluto portarlo con me: sapevo che avrebbe dato tanto, dentro e fuori dal campo”.
Gestire un giocatore “dell’allenatore” non è mai semplice, ma Rastelli chiarisce: “Conoscendo le dinamiche dello spogliatoio, ho sempre evitato favoritismi. Fabio era un esempio, non un informatore”.
Il sacrificio e la riconoscenza di Pisacane
Durante l’intervista, Rastelli ha rivelato come Pisacane fosse stato spesso penalizzato pur meritando di più. “Per non dare l’impressione di favoritismi, lo schierai meno di quanto meritasse. Ma si guadagnò il posto con il lavoro e le prestazioni”.
Il tecnico ha poi ricordato la duttilità tattica del difensore: “Con me all’Avellino ha sempre giocato da centrale. A Cagliari, per esigenze di squadra, l’ho usato anche da terzino bloccato. Ma quando tornò al centro della difesa, dimostrò tutto il suo valore”.
Alessandro Deiola e la voglia di emergere
Altro protagonista del racconto è Alessandro Deiola, oggi tra i simboli del Cagliari. Rastelli ha ricordato con orgoglio il suo debutto: “Partì con noi in ritiro e doveva andare in prestito. Ma mi colpì per serietà, inserimenti senza palla e tiro da fuori. Chiesi alla società di tenerlo con noi, e alla prima giornata segnò un gol bellissimo contro il Crotone”.
Pochi giorni fa la FIFA ha inserito un suo gol tra i finalisti del PuskásAward. Rastelli ha commentato con affetto: “È un ragazzo straordinario, che merita ogni riconoscimento per la dedizione e la crescita costante”.
La mentalità vincente del Cagliari di Rastelli
L’ex tecnico ha ricordato anche le difficoltà della stagione di Serie B e la successiva avventura in Serie A. “Vincere la B è durissimo, soprattutto quando vieni da una retrocessione. Ho lavorato molto sulla testa dei ragazzi, insegnando loro che ogni partita era una battaglia”.
Sulla Serie A, Rastelli ha aggiunto: “Paradossalmente salvarsi è più semplice che vincere in B. Con l’entusiasmo della promozione e giocatori come Bruno Alves, Isla, Borriello e Padoin, abbiamo costruito un gruppo solido. Se ci fosse stato il VAR, saremmo arrivati decimi: il gol di Borriello a Genova era regolare”.





