VIDEO CLIPS - POLITICA, ATTUALITÀ, ECONOMIA
A TU PER TU - Puntata 7 - 19.02.2026
Desirè Manca, assessora regionale al Lavoro della Regione Sardegna parla di piccoli segnali di miglioramento ma ammette la necessità di un cambio strutturale: C'è un +1,3% sull'occupazione rispetto a un anno e mezzo fa, ma non basta. Serve un modello nuovo di politiche attive.
La base della riforma, spiega l'assessora Desirè Manca, è la formazione professionale, giudicata fino a poco tempo fa non adeguata al mercato attuale. L85% dellofferta formativa regionale era concentrata sugli operatori del benessere (parrucchieri ed estetiste), mentre il mondo del lavoro richiede oggi competenze diverse.
La Regione ha deciso di limitare al 30% i corsi legati al settore benessere e ampliare lofferta verso ambiti come innovazione tecnologica, digitale, intelligenza artificiale e audiovisivo. Lobiettivo è allineare la Sardegna ai processi di trasformazione economica in corso e colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro.
Parallelamente, è stata introdotta una nuova misura sperimentale da 40 milioni di euro, chiamata Filo Sardegna, che mette in collegamento imprese, università, enti locali e sistema formativo con un vincolo chiaro: formazione finalizzata allassunzione garantita. Un modello che punta a creare occupazione stabile e non solo percorsi formativi scollegati dal mercato.
Nel quinquennio, lAssessorato al Lavoro ha messo in campo circa 500 milioni di euro tra fondi regionali ed europei per rafforzare le politiche attive. Le misure comprendono incentivi per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in tempo indeterminato (22 milioni di euro nellultimo bando, preceduti da altri 40 milioni esauriti in una settimana) e contributi per la trasformazione dei part-time in full-time, con particolare attenzione alle donne.
Le lavoratrici, infatti, rappresentano una delle categorie più fragili. Molti part-time sono involontari. Per questo la Regione ha avviato anche un progetto sperimentale per sostenere i servizi di pre e post scuola, così da facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Resta centrale il tema delle competenze tradizionali: forte domanda per idraulici, elettricisti, saldatori, meccatronici, professioni oggi carenti nellisola. La Regione ha inserito in bilancio la possibilità di valorizzare il trasferimento generazionale delle competenze, coinvolgendo i vecchi maestri nella formazione dei giovani.
Tra i nodi aperti cè la riduzione delle risorse del Programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori). Lo stanziamento per la Sardegna 2024-2025, inizialmente previsto in 116 milioni di euro, è stato ridotto drasticamente. Manca precisa che la diminuzione non sarebbe imputabile alla gestione attuale ma a programmazioni precedenti.
Il tema resta centrale per il futuro delle politiche attive del lavoro in Sardegna, in un contesto in cui la Regione punta a superare lo stallo occupazionale e a contrastare il lavoro povero strutturale, rafforzando strumenti di formazione e incentivi allassunzione stabile.
La base della riforma, spiega l'assessora Desirè Manca, è la formazione professionale, giudicata fino a poco tempo fa non adeguata al mercato attuale. L85% dellofferta formativa regionale era concentrata sugli operatori del benessere (parrucchieri ed estetiste), mentre il mondo del lavoro richiede oggi competenze diverse.
La Regione ha deciso di limitare al 30% i corsi legati al settore benessere e ampliare lofferta verso ambiti come innovazione tecnologica, digitale, intelligenza artificiale e audiovisivo. Lobiettivo è allineare la Sardegna ai processi di trasformazione economica in corso e colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro.
Parallelamente, è stata introdotta una nuova misura sperimentale da 40 milioni di euro, chiamata Filo Sardegna, che mette in collegamento imprese, università, enti locali e sistema formativo con un vincolo chiaro: formazione finalizzata allassunzione garantita. Un modello che punta a creare occupazione stabile e non solo percorsi formativi scollegati dal mercato.
Nel quinquennio, lAssessorato al Lavoro ha messo in campo circa 500 milioni di euro tra fondi regionali ed europei per rafforzare le politiche attive. Le misure comprendono incentivi per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in tempo indeterminato (22 milioni di euro nellultimo bando, preceduti da altri 40 milioni esauriti in una settimana) e contributi per la trasformazione dei part-time in full-time, con particolare attenzione alle donne.
Le lavoratrici, infatti, rappresentano una delle categorie più fragili. Molti part-time sono involontari. Per questo la Regione ha avviato anche un progetto sperimentale per sostenere i servizi di pre e post scuola, così da facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Resta centrale il tema delle competenze tradizionali: forte domanda per idraulici, elettricisti, saldatori, meccatronici, professioni oggi carenti nellisola. La Regione ha inserito in bilancio la possibilità di valorizzare il trasferimento generazionale delle competenze, coinvolgendo i vecchi maestri nella formazione dei giovani.
Tra i nodi aperti cè la riduzione delle risorse del Programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori). Lo stanziamento per la Sardegna 2024-2025, inizialmente previsto in 116 milioni di euro, è stato ridotto drasticamente. Manca precisa che la diminuzione non sarebbe imputabile alla gestione attuale ma a programmazioni precedenti.
Il tema resta centrale per il futuro delle politiche attive del lavoro in Sardegna, in un contesto in cui la Regione punta a superare lo stallo occupazionale e a contrastare il lavoro povero strutturale, rafforzando strumenti di formazione e incentivi allassunzione stabile.





