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L'ISOLA DELLE IMPRESE 2026 - Puntata 11
Confesercenti: Il trend regionale è ancora più duro
A lanciare lallarme è Roberto Bolognese, presidente regionale di Confesercenti, che parla apertamente di una fase che assomiglia più a uninvoluzione che a una semplice evoluzione del mercato. Il saldo tra nuove aperture e chiusure resta negativo e, secondo Bolognese, il trend regionale in Sardegna è persino più duro rispetto a quello del capoluogo.
Nonostante i dati preoccupanti, lassociazione invita a guardare avanti e a ragionare su come affrontare il cambiamento. Il commercio, spiegano gli operatori, sta attraversando una trasformazione profonda legata alla globalizzazione, alle nuove abitudini dei consumatori e alla concorrenza delle grandi catene.
Liberalizzazione e grandi catene: perché i piccoli negozi faticano a sopravvivere
Secondo Confesercenti, uno dei fattori principali dei negozi chiusi a Cagliari e nel resto dellIsola è la liberalizzazione del commercio interpretata in modo troppo permissivo dalle amministrazioni locali. In un mercato completamente aperto, spiega Bolognese, prevale inevitabilmente la legge del più forte.
Questo significa che le piccole attività locali, spesso gestite da famiglie con una lunga tradizione commerciale, si trovano a competere con la potenza economica delle grandi catene e dei gruppi internazionali, una sfida che in molti casi risulta impari.
A questo si aggiunge un fenomeno sempre più evidente nelle città sarde: la crescita delle attività legate al food, spesso a scapito del commercio tradizionale e dellartigianato. Passeggiando nelle storiche vie dello shopping, infatti, i negozi di abbigliamento e le botteghe tradizionali sono sempre meno, sostituiti da bar, ristoranti e attività di somministrazione.
Per Confesercenti questo cambiamento non dovrebbe essere lasciato completamente al mercato. Le amministrazioni dovrebbero governare i processi di trasformazione urbana, evitando squilibri e garantendo una diversificazione delle attività commerciali.
Piano del commercio, e-commerce e turismo: le sfide per il futuro
Uno degli strumenti ritenuti fondamentali per riequilibrare il settore è il piano urbano del commercio, che secondo Confesercenti manca ancora a Cagliari e in molte città della Sardegna. Un piano di questo tipo permetterebbe di definire le aree più adatte alle diverse attività commerciali, regolando la distribuzione tra negozi tradizionali, ristorazione e servizi.
Alcune città europee e italiane, come Firenze o Venezia, hanno già introdotto limiti e criteri per preservare identità urbana, tradizione e sicurezza. Unaltra sfida importante è rappresentata dalle-commerce. Spesso si dice che i negozi fisici siano stati uccisi dalle vendite online, ma la realtà è più complessa.
Secondo Confesercenti, la concorrenza è resa difficile soprattutto da una tassazione molto diversa tra commercio digitale e negozi tradizionali. Le grandi piattaforme globali hanno una capacità economica e una visibilità sui motori di ricerca impossibile da eguagliare per una piccola attività locale.
Per questo motivo si parla sempre più spesso della necessità di una tassazione più equa e di misure di sostegno ai negozi di vicinato, in particolare nei piccoli comuni della Sardegna dove il commercio svolge anche una funzione sociale contro lo spopolamento.
Sul fronte economico, però, il turismo rappresenta una grande opportunità. I flussi turistici, compresi quelli legati alle crociere, contribuiscono in modo significativo alla sopravvivenza di molte attività commerciali. La spesa media dei crocieristi in Sardegna è stimata tra i 60 e i 65 euro a persona, un valore che incide positivamente soprattutto nelle zone centrali delle città.
Secondo Confesercenti, il vero salto di qualità arriverebbe se Cagliari diventasse un hub crocieristico, con partenze e arrivi delle navi. Questo permetterebbe ai turisti di fermarsi più giorni in città, generando ricadute economiche su ristorazione, commercio e servizi.
Parcheggi, servizi e lavoro: i nodi irrisolti del commercio urbano
Tra le richieste più urgenti dei commercianti cè anche il miglioramento dei servizi urbani, a partire dai parcheggi. La carenza di posti auto nelle zone commerciali viene indicata come uno dei principali ostacoli agli acquisti nei centri cittadini.
Le recenti modifiche alla viabilità, con corsie preferenziali, piste ciclabili e nuovi sistemi di trasporto pubblico, hanno ridotto ulteriormente gli spazi per la sosta. Secondo Confesercenti, senza una pianificazione equilibrata il rischio è quello di penalizzare il commercio di prossimità.
Infine cè il tema del lavoro. Sempre più negozi segnalano difficoltà nel trovare personale, anche per ruoli tradizionali come quello del commesso. Un tempo considerato una palestra per i giovani e un primo contatto con il mondo del lavoro, oggi questo mestiere ha perso attrattività, anche a causa delle difficoltà economiche del settore.
A lanciare lallarme è Roberto Bolognese, presidente regionale di Confesercenti, che parla apertamente di una fase che assomiglia più a uninvoluzione che a una semplice evoluzione del mercato. Il saldo tra nuove aperture e chiusure resta negativo e, secondo Bolognese, il trend regionale in Sardegna è persino più duro rispetto a quello del capoluogo.
Nonostante i dati preoccupanti, lassociazione invita a guardare avanti e a ragionare su come affrontare il cambiamento. Il commercio, spiegano gli operatori, sta attraversando una trasformazione profonda legata alla globalizzazione, alle nuove abitudini dei consumatori e alla concorrenza delle grandi catene.
Liberalizzazione e grandi catene: perché i piccoli negozi faticano a sopravvivere
Secondo Confesercenti, uno dei fattori principali dei negozi chiusi a Cagliari e nel resto dellIsola è la liberalizzazione del commercio interpretata in modo troppo permissivo dalle amministrazioni locali. In un mercato completamente aperto, spiega Bolognese, prevale inevitabilmente la legge del più forte.
Questo significa che le piccole attività locali, spesso gestite da famiglie con una lunga tradizione commerciale, si trovano a competere con la potenza economica delle grandi catene e dei gruppi internazionali, una sfida che in molti casi risulta impari.
A questo si aggiunge un fenomeno sempre più evidente nelle città sarde: la crescita delle attività legate al food, spesso a scapito del commercio tradizionale e dellartigianato. Passeggiando nelle storiche vie dello shopping, infatti, i negozi di abbigliamento e le botteghe tradizionali sono sempre meno, sostituiti da bar, ristoranti e attività di somministrazione.
Per Confesercenti questo cambiamento non dovrebbe essere lasciato completamente al mercato. Le amministrazioni dovrebbero governare i processi di trasformazione urbana, evitando squilibri e garantendo una diversificazione delle attività commerciali.
Piano del commercio, e-commerce e turismo: le sfide per il futuro
Uno degli strumenti ritenuti fondamentali per riequilibrare il settore è il piano urbano del commercio, che secondo Confesercenti manca ancora a Cagliari e in molte città della Sardegna. Un piano di questo tipo permetterebbe di definire le aree più adatte alle diverse attività commerciali, regolando la distribuzione tra negozi tradizionali, ristorazione e servizi.
Alcune città europee e italiane, come Firenze o Venezia, hanno già introdotto limiti e criteri per preservare identità urbana, tradizione e sicurezza. Unaltra sfida importante è rappresentata dalle-commerce. Spesso si dice che i negozi fisici siano stati uccisi dalle vendite online, ma la realtà è più complessa.
Secondo Confesercenti, la concorrenza è resa difficile soprattutto da una tassazione molto diversa tra commercio digitale e negozi tradizionali. Le grandi piattaforme globali hanno una capacità economica e una visibilità sui motori di ricerca impossibile da eguagliare per una piccola attività locale.
Per questo motivo si parla sempre più spesso della necessità di una tassazione più equa e di misure di sostegno ai negozi di vicinato, in particolare nei piccoli comuni della Sardegna dove il commercio svolge anche una funzione sociale contro lo spopolamento.
Sul fronte economico, però, il turismo rappresenta una grande opportunità. I flussi turistici, compresi quelli legati alle crociere, contribuiscono in modo significativo alla sopravvivenza di molte attività commerciali. La spesa media dei crocieristi in Sardegna è stimata tra i 60 e i 65 euro a persona, un valore che incide positivamente soprattutto nelle zone centrali delle città.
Secondo Confesercenti, il vero salto di qualità arriverebbe se Cagliari diventasse un hub crocieristico, con partenze e arrivi delle navi. Questo permetterebbe ai turisti di fermarsi più giorni in città, generando ricadute economiche su ristorazione, commercio e servizi.
Parcheggi, servizi e lavoro: i nodi irrisolti del commercio urbano
Tra le richieste più urgenti dei commercianti cè anche il miglioramento dei servizi urbani, a partire dai parcheggi. La carenza di posti auto nelle zone commerciali viene indicata come uno dei principali ostacoli agli acquisti nei centri cittadini.
Le recenti modifiche alla viabilità, con corsie preferenziali, piste ciclabili e nuovi sistemi di trasporto pubblico, hanno ridotto ulteriormente gli spazi per la sosta. Secondo Confesercenti, senza una pianificazione equilibrata il rischio è quello di penalizzare il commercio di prossimità.
Infine cè il tema del lavoro. Sempre più negozi segnalano difficoltà nel trovare personale, anche per ruoli tradizionali come quello del commesso. Un tempo considerato una palestra per i giovani e un primo contatto con il mondo del lavoro, oggi questo mestiere ha perso attrattività, anche a causa delle difficoltà economiche del settore.





