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L'ISOLA DELLE IMPRESE 2026 - Puntata 24

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L’agricoltura biologica in Sardegna continua a crescere e rappresenta una delle opportunità più importanti per lo sviluppo economico, ambientale e sociale dell’Isola. A sostenerlo è Anna Rita Poddesu, coordinatrice delle reti del Biodistretto Sud Sardegna, imprenditrice agricola con una lunga esperienza nel mondo sindacale e oggi impegnata nella valorizzazione delle produzioni sostenibili e del territorio. Secondo Poddesu, la Sardegna possiede tutte le caratteristiche per diventare un punto di riferimento nazionale nel settore del biologico, grazie all’estensione del territorio, alla qualità delle produzioni e alla forte tradizione agricola che appartiene alla storia dell’Isola.
Dalle radici familiari all’imprenditoria agricola: la storia di Anna Rita Poddesu
Prima di diventare imprenditrice agricola, Anna Rita Poddesu ha maturato una lunga esperienza nel sindacato. Tuttavia, il legame con l’agricoltura non si è mai interrotto. Cresciuta in una famiglia di agricoltori e allevatori, ha vissuto fin da bambina il contatto diretto con la terra e con il lavoro agricolo.
«Sono cresciuta nel mondo dell’agricoltura, della genuinità e dell’autenticità», racconta. Un percorso che l’ha portata, dopo anni di attività sindacale, a tornare alle proprie origini e a investire direttamente nell’impresa agricola.
Una scelta che oggi accomuna molti giovani che stanno riscoprendo il valore della terra e delle produzioni agricole, contribuendo alla rinascita di un comparto strategico per la Sardegna.
Agricoltura biologica in Sardegna: opportunità economica, ambientale e sociale
Per Poddesu, l’agricoltura non rappresenta soltanto una fonte di reddito. Significa anche tutela dell’ambiente, valorizzazione del territorio e sicurezza alimentare. L’agricoltura biologica, in particolare, può svolgere un ruolo fondamentale nel recupero dei terreni abbandonati e nella prevenzione del degrado ambientale.
In Sardegna esistono centinaia di ettari non coltivati che, oltre a non produrre valore economico, aumentano il rischio di incendi durante la stagione estiva: «Coltivare significa migliorare l’ambiente e generare benessere per le persone», sottolinea Poddesu.
Negli ultimi anni il numero delle aziende agricole che scelgono il biologico è aumentato sensibilmente. Gli investimenti crescono e l’interesse verso questo modello produttivo è sempre più diffuso. Nonostante ciò, il potenziale dell’isola resta ancora in gran parte inesplorato.
Uno degli aspetti più critici riguarda infatti la dipendenza alimentare dall’esterno. Secondo i dati richiamati da Poddesu, fino a pochi anni fa circa l’80% dei prodotti consumati in Sardegna proveniva da altre regioni o dall’estero.
Una situazione che, secondo la coordinatrice del Biodistretto Sud Sardegna, deve essere superata attraverso il rafforzamento delle produzioni locali, della filiera corta e dell’agricoltura di qualità.
Mandorlicoltura, biodiversità e prodotti identitari: la sfida per il futuro della Sardegna
Tra le produzioni che potrebbero rappresentare una grande opportunità per il futuro agricolo dell’Isola c’è il mandorlo, una coltura profondamente legata alla tradizione sarda.
Molti dei dolci tipici della Sardegna, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, vengono realizzati con mandorle provenienti da altre regioni italiane o dall’estero. Un paradosso che, secondo Poddesu, evidenzia la necessità di rilanciare la mandorlicoltura sarda.
«Siamo famosi per i nostri dolci a base di mandorle, ma spesso le mandorle non sono prodotte in Sardegna. È una contraddizione che dobbiamo superare», spiega. La crescente domanda di frutta secca e l’utilizzo delle mandorle anche nelle alimentazioni vegetariane e vegane rendono questa coltura particolarmente interessante dal punto di vista economico.
Inoltre il mandorlo offre importanti benefici ambientali. Secondo Poddesu, la capacità di cattura della CO? risulta superiore rispetto a molte altre specie comunemente coltivate, contribuendo così agli obiettivi di sostenibilità e contrasto ai cambiamenti climatici.
Un segnale importante arriva anche dalle istituzioni regionali. Il Consiglio regionale della Sardegna ha recentemente approvato una legge dedicata alla valorizzazione della mandorlicoltura, con l’obiettivo di sostenere una filiera che può generare reddito, occupazione e maggiore autonomia produttiva.
Per Anna Rita Poddesu, tuttavia, la vera sfida riguarda la tutela della biodiversità e la costruzione di un modello agricolo sostenibile e duraturo. Un percorso che passa attraverso produzioni di qualità, filiere etiche e una maggiore consapevolezza del valore del cibo.
«Dobbiamo produrre e promuovere biodiversità. Dietro ogni alimento c’è un processo che parte dalla coltivazione e arriva sulle nostre tavole. Se quel processo è etico e di qualità, allora avremo un cibo buono, sano e giusto».
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